ANALISI APPROFONDITA SU CAMPARI

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LA SOCIETA’: Il Gruppo Campari è una delle realtà più importanti nel settore del beverage a livello mondiale. Fondato nel 1860, è presente in 190 paesi con leadership nei mercati italiano e brasiliano e posizioni di primo piano negli USA, in Germania e in Svizzera.
Il Gruppo vanta un portafoglio ricco e articolato di oltre 40 marchi, suddiviso in tre segmenti: spirit, wine e soft drink. Nel segmento spirit spiccano marchi di grande notorietà internazionale come Campari, SKYY Vodka, Wild Turkey e Cynar e marchi leader in mercati locali tra cui Aperol, Cabo Wabo, CampariSoda, GlenGrant, Ouzo 12, Zedda Piras, X-Rated e i brasiliani Dreher, Old Eight e Drury’s. Nel segmento wine si distinguono oltre a Cinzano, noto a livello internazionale, Liebfraumilch, Mondoro, Riccadonna, Sella & Mosca e Teruzzi & Puthod. Infine, nei soft drink, campeggiano per il mercato italiano Crodino e Lemonsoda, con la relativa estensione di gamma.
La produzione del Gruppo Campari è concentrata su tredici stabilimenti: quattro in Italia, uno in Francia, uno in Grecia, uno in Scozia, uno in Ucraina, uno negli Stati Uniti, uno in Argentina, due in Brasile e uno in Messico. Il Gruppo possiede inoltre quattro winery: tre in Italia (Sella & Mosca, Teruzzi & Puthod ed Enrico Serafino) e una in Francia (Chateau Lamargue). L’headquarter è a Sesto San Giovanni, Milano,ed il Gruppo è presente con filiali in molti paesi del mondo. In particolare, il Gruppo Campari ha una rete distributiva propria in Italia, Austria, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Belgio, Ucraina, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Messico, Cina e Australia; una joint-venture distributiva in Olanda e si affida a distributori locali in oltre 180 altri mercati.

ANALISI FONDAMENTALE: I Ricavi, pari a € 1163 milioni (+15.3%), registrano una crescita continua in linea con gli anni passati, grazie sia alla crescita organica del business che al contributo positivo delle recenti acquisizioni e dei proventi sui cambi. Di quel +15.3%: l’8.4% è attribuibile alla robusta crescita del business che è stata favorita sia dal recupero di alcuni paesi che negli anni passati avevano evidenziato alcune criticità, sia grazie all’incremento delle vendite di marchi importanti quali Campari ed Aperol, a sua volta determinato dall’aumento della domanda e dall’ampliamento della distribuzione in nuovi mercati; il 3,1% alla crescita esterna, grazie alla serie di acquisizioni realizzate negli ultimi anni (da citare tra le più redditizie: Wild Turkey ed il brand C&C) ed ai nuovi accordi di distribuzione; ed, infine, il 3.8% all’impatto positivo dato dalla variazione media dei tassi di cambio, determinata dalla svalutazione dell’Euro nei confronti di quasi tutte le valute dei Paesi con cui il gruppo intrattiene rapporti commerciali.
Veniamo ora ai risultati economici che nel 2010 possono essere valutati molto positivamente, in quanto vi è stata una crescita a due cifre non solo delle vendite, ma anche dei vari risultati intermedi e dell’utile.
Il costo del venduto evidenzia una crescita pari al 13.9% che essendo inferiore rispetto allo sviluppo delle vendite ha determinato una riduzione dello 0.5% dell’incidenza sui ricavi. Ciò essenzialmente grazie sia ad un mix delle vendite più favorevole rispetto all’anno passato che ad una serie di fattori che hanno portato ad un aumento dell’efficienza della product supply chain: l’aumento medio del costo delle materie prime è stato molto contenuto e le unità produttive hanno registrato notevoli recuperi di efficienza, incrementando le produzioni. Salgono le spese per pubblicità e promozioni dei marchi del gruppo che nell’anno passato per le incerte condizioni economiche in cui versavano alcuni Paesi avevano suggerito un momentaneo contenimento di questa tipologia di spesa. Da evidenziare un notevole aumento nei costi di struttura che però è giustificato dal consolidamento delle nuove società acquisite, in particolare per la Wild Turkey che ha portato alla costituzione di un organizzazione commerciale propria nell’importante mercato australiano.
L’EBIT è in crescita del 14.4% a € 269.5 milioni. Il ROS (Revenues On Sales) è pari al 23.2%, performance molto buona, anche se in calo rispetto all’anno precedente, soprattutto se si considera che il costo del venduto ha assorbito sia l’incremento degli investimenti promozionali e pubblicitari che la creazione di una nuova struttura in Australia. La crescita dell’EBITDA a €295.3 milioni (+13.1%), invece, è stata leggermente inferiore, in quanto gli oneri per ammortamenti sono cresciuti solo dell’1,5%. L’utile netto del gruppo è stato pari a € 156.2 milioni, in crescita del 14.0%. Il ROE (Revenues on Sales) del 13.4% evidenzia ancora una volta come la marginalità netta sia molto buona.
Il Flusso di cassa netto, in miglioramento rispetto all’anno precedente, è stato negativo per € 46.2 milioni, per effetto degli investimenti in acquisizioni per €149.6 milioni e di una crescita del capitale circolante operativo di € 29.6 milioni.
La struttura finanziaria del Gruppo, nonostante l’aumento dell’indebitamento e grazie ad un importante rafforzamento del patrimonio netto che sale di €206.9 milioni, beneficiando dell’autofinanziamento, è in miglioramento, infatti il rapporto debito/mezzi propri scende al 54.0% rispetto al 60.3% dell’anno passato.
I dati in percentuale si riferiscono allo scostamento rispetto al 31 dicembre 2009.

CONCLUSIONI: Secondo il Gruppo la performance globale nel 2010 è stata molto positiva, grazie al buon andamento delle vendite dei marchi chiave e ai benefici della diversificazione geografica. Si aspettano, con cautela, che le condizioni che hanno caratterizzato la seconda metà del 2010 perdurino in tutto il 2011 attraverso: la continua espansione del brand Aperol, sia nel mercato nazionale che in quelli internazionali, il rafforzamento della struttura pubblicitaria, della struttura distributiva e dell’attività di marketing. D’altra parte denotano come vi possano essere alcuni rischi quali: il protrarsi di una sostenuta pressione competitiva nel mercato della vodka negli Stati Uniti, l’aumento del costo delle materie prime, in particolare nel secondo semestre, le fluttuazioni nei tassi di cambio, con particolare riferimento al Dollaro USA, e l’impatto delle calamità naturali sull’andamento dei mercati asiatici.
Dal punto di vista dei fondamentali a nostro avviso il titolo è buono anche se forse ci saremmo aspettati, dopo la forte crisi economica mondiale, dei risultati migliori.

CONSIGLIO: Per chi avesse il titolo in portafoglio il consiglio è vendere. Per coloro che attualmente non la detengono è sconsigliato procedere ad acquisti. In ottica di breve termine si potrebbe invece aprire una posizione short sul titolo con target a 5,00 €. In ottica di medio – lungo periodo aspettiamo invece la rottura dei 4,750 per aprire posizioni short.

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