Analisi del bilancio 2013 di Intesa San Paolo e prospettive per il 2014

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Cari lettori,

da oggi cercheremo di focalizzare la nostra attenzione sui principali gruppi bancari del nostro Paese, per conoscerli un po’ di più, con un occhio anche al loro bilancio 2013 e ai loro piani industriali per i prossimi anni.

Partiamo da Intesa Sanpaolo che, insieme ad Unicredit, è una delle 2 banche italiane che possono essere considerate grandi banche nel contesto bancario internazionale, con una capitalizzazione di mercato di 40,1 miliardi di euro (al 31 marzo 2014).

Il Gruppo in Italia oltre 4700 filiali, una quota di mercato del 15% e 11,1 milioni di clienti, secondo l’ultima presentazione istituzionale pubblicata sul sito istituzionale.

Nata nel 2007 dalla fusione di Banca Intesa e Sanpaolo IMI, Intesa Sanpaolo racchiude in sé la cosiddetta Banca dei Territori, divisione che include le banche controllate italiane e che valorizza i diversi marchi locali e, inoltre, le attività di private banking, bancassicurazione, credito industriale, leasing e factoring (attività svolte prevalentemente da società specializzate. Inoltre, la Divisione Corporate & Investment Banking, con attività di M&A, finanza strutturata e capital markets (svolta attraverso Banc IMI) e la divisione Banche Estere, che include le attività retail e commercial banking svolte nei Paesi dell’Est Europa, in Russia e in Egitto.

Che dire sul bilancio 2013?

Il rosso è di 4,5 miliardi di euro. Sulla redditività hanno inciso negativamente le forti svalutazioni sui crediti e gli accantonamenti di risorse effettuate in vista degli stress test europei previsti nei prossimi nel corso del 2014 (simulazioni effettuate dalle autorità di vigilanza sovranazionali per testare la capacità delle banche di restare solvibili e solide in condizioni di mercato ed economiche estremamente negative).

Inoltre, la produzione di reddito è stata frenata dal permanere di una situazione di bassi tassi di interesse. Positivo invece il contributo delle commissioni nette (+12,8% rispetto al 2012).

Nel corso del 2013, la banca, ha puntato ad una riduzione strutturale dei costi (-6,3%), riducendo prevalentemente le spese amministrative e le spese del personale, per mitigare il calo dei ricavi.

Nonostante ciò sono stati confermati per gli azionisti di Intesa Sanpaolo dividendi per 822 milioni di euro, attraverso la distribuzione di riserve, in linea con quanto accaduto nel 2012.

E dopo il 2013?

Oltre al bilancio, Intesa Sanpaolo ha presentato da poche settimane il nuovo Piano Industriale 2013-2017, che guarda con ottimismo ai prossimi 5 anni. Viene sottolineato, in particolare, l’obiettivo di aumentare i ricavi, raggiungendo una redditività sul capitale (ROE) del 10% nel 2017. Per raggiungere tale traguardo, la strada secondo il Piano sarà quella di puntare sulle attività core del business bancario, dismettendo le partecipazioni detenute in attività non bancarie/finanziarie ed investendo sulla fornitura di servizi retail e alle imprese (che dovrebbero garantire un forte incremento delle commissioni).

Il Piano Industriale propone anche una revisione del modello con cui la Banca prevede di interfacciarsi con la clientela. Presenta spunti interessanti, che analizzeremo con attenzione (e forse un po’ di ottimismo) nei prossimi giorni.

 

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