Analisi tecnica e analisi fondamentale a confronto nel tempo

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La popolarità relativa di analisi tecnica e fondamentale tende ad aumentare o a declinare in modo che si potrebbe definire ciclico; essa poi è certamente differenziata geograficamente, a seconda dell’evoluzione finanziaria della nazione.

Negli Stati Uniti, che da sempre possono vantare una posizione all’avanguardia nell’uso di nuovi strumenti finanziari, nella diffusione di molteplici attività in cui investire, nell’elevato quantitativo di scambi effettuato nelle borse valori e borse merci, si è visto fin dagli anni ’60 un inizialmente flebile confronto tra le due tecniche. Mentre a quel tempo l’analisi fondamentale era definita un solido approccio, l’analisi tecnica era considerata dai più come una sorta di stregoneria o di magia nera.

La situazione cambiò durante l’enorme trend ascendente dei prezzi che si verificò sul finire degli anni ’70 e proseguì nei primi anni ’80: questa era una situazione che si sposava perfettamente con le strategie di analisi tecnica, che favorivano dichiaratamente il cosiddetto rimanere in tendenza (si veda anche il terzo presupposto dell’analisi tecnica elencato in precedenza). Alla fine degli anni ’80, negli Stati Uniti, una significativa  maggioranza dei money managers utilizzava pressoché esclusivamente l’approccio tecnico nelle proprie decisioni, relegando il fondamentale ad una metodologia minoritaria.

Certamente questo spostamento di risorse è stato favorito anche da altri due fattori: da un lato l’aumento delle mole di informazioni da elaborare derivante anche dall’incremento dei titoli e prodotti su cui si trova a lavorare il gestore; dall’altro, il progresso tecnologico, che ha sensibilmente migliorato velocità e capacità di calcolo, riducendo i costi dell’analisi tecnica. Non va dimenticato poi il fatto, già ricordato, che con l’analisi tecnica vengono applicati gli stessi strumenti a mercati anche molto diversi tra loro.

Attualmente il comportamento del mercato è diventato meno regolare, con meno tendenze sostenute e più falsi segnali; questo ha ridimensionato gli straordinari profitti degli anni ’80 dei technicians, ed a Wall Street ci sono segnali di rivalutazione dell’analisi fondamentale.

L’evoluzione delle procedure operative utilizzate, passate dal predominio incontrastato delle metodologie di analisi fondamentale, alla progressiva prevalenza dell’approccio tecnico, fino ad un lieve ridimensionamento di quest’ultimo, è evidente nei risultati del sondaggio annuale della rivista Euromoney, sulle tecniche seguite dagli operatori del mercato dei cambi (vedasi figura). Nel 1978 la maggioranza degli operatori assegnava ancora scarso peso alle indicazioni provenienti dall’analisi tecnica; nel 1985, all’apice del trend ascendente del dollaro, la situazione era totalmente invertita.

E’ certamente diversa la situazione italiana, dove l’analisi tecnica è un fenomeno molto più recente. La sua diffusione, ancora ad un  livello nemmeno lontanamente paragonabile a taluni paesi esteri, è dovuta in parte ai vantaggi sopra esposti, in parte alla commercializzazione sul mercato italiano di pacchetti software specifici di provenienza americana ed in parte all’apertura del mercato dei futures, che si è rivelato adatto all’analisi tecnica. Per questo un raffronto intertemporale della diffusione analisi tecnica-fondamentale non si può riferire alla realtà italiana, che manca di tradizione.

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