DATI MACROECONOMICI DEL 26/05/2011

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Riportiamo di seguito i dati macro-economici della giornata odierna.

 

GERMANIA

I prezzi alle importazioni mostrano ad aprile una crescita di 0,3% su mese e 9,4% su anno, inferiore alla mediana delle attese raccolte da Reuters che ne ipotizzava un rialzo pari rispettivamente a 0,7% e 9,9%. Nel mese di marzo sono cresciuti rispettivamente dell’ 1,1% su base mensile e dell’11,3% su base annua.

FRANCIA

Secondo i dati diffusi oggi dall’istituto nazionale di statistica francese (INSEE) il livello di fiducia dei consumatori di maggio è salito oltre le attese a quota 84 punti, contro gli 83 registrati ad aprile. Le previsioni degli analisti convergevano su un indice di fiducia stabile a 83 punti.

ITALIA

Rende noto l’Istat che l’indice destagionalizzato del clima di fiducia del settore manifatturiero, nel mese di maggio 2011, scende a 101,3 da 102,6 del mese di aprile. I giudizi sugli ordini e le attese di produzione peggiorano mentre il saldo delle scorte di magazzino rimane invariato. L’indice diminuisce da 100,6 a 100,2 nei beni di consumo e da 107,6 a 104,6 nei beni intermedi, ma aumenta da 96,8 a 100,3 nei beni strumentali. Nel mese di aprile 2011, l’indice destagionalizzato del clima di fiducia delle imprese di costruzione scende a 73,2 da 77 di marzo. Peggiorano sia i giudizi sugli ordini e/o sui piani di costruzione sia le attese sull’occupazione. L’indice sale da 63,6 a 64,3 nella costruzione di edifici, ma scende da 80,7 a 72,3 nell’ingegneria civile e da 90,0 a 83,1 nei lavori di costruzione specializzati.

Sempre l’Istat comunica che nel mese di maggio 2011 l’indice del clima di fiducia scende sia per le imprese dei servizi sia per quelle del commercio al dettaglio. L’indice destagionalizzato del clima di fiducia delle imprese dei servizi di mercato cala da 97,9 di aprile a 96,7 a maggio, quello delle imprese del commercio scende da 104,0 a 101,8. Nei servizi, sono stabili i giudizi e peggiorano le attese sugli ordini; migliorano le attese sull’andamento dell’economia italiana. Si deteriorano inoltre i giudizi e le attese sull’occupazione, mentre restano invariati i giudizi sull’andamento degli affari e le attese di aumento dei prezzi di vendita. Nel commercio, l’indicatore scende sia nella distribuzione tradizionale (da 106,3 a 105,1), sia nella grande distribuzione (da 105,1 a 100,9). Tornano a peggiorare i giudizi e le attese sulle vendite e aumentano le scorte
di magazzino.

USA

Il Dipartimento del commercio ha reso noto che il dato preliminare relativo al PIL del primo trimestre 2011 ha registrato un +1,8% su base annua, in linea con l’indicazione preliminare. Il dato odierno ha deluso le attese del mercato in quanto si aspettava un incremento lievemente maggiore al 2,0%.

Sempre il Dipartimento del Commercio ha divulgato l’indicatore PCE (Personal Consumption Expenditure) relativo al primo trimestre
dell’anno: in crescita dell’1,5%, a fronte dell’1,6% relativo alla lettura flash. Le spese per consumi sono una voce tratta dal Personal Income and Outlays Report diffuso mensilmente dal Bureau of Economic Analysis (BEA), sono un indicatore molto importante dell’economia, poiché rappresentano una larga componente del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Variazioni significative del PCE, quindi, possono influenzare l’andamento dell’economia. Questo dato, però, può essere facilmente stimabile prima della sua diffusione, poiché antecedentemente vengono pubblicati i report sull’occupazione e sulle vendite al dettaglio. Il PCE viene tenuto in forte considerazione anche per valutare le variazioni dei prezzi al consumo nazionali, anche se maggiore importanza viene data al dato core, calcolato al netto dei prodotti alimentari e di quelli energetici è salito in linea con la prima lettura dello 0,9%. Quest’ultimo è un dato macroeconomico decisamente importante, in quanto utilizzato dalla Federal Reserve (Fed) per monitorare l’inflazione e per orientarsi nelle sue scelte di politica monetaria. Si tratta di una tra le preferite misure d’inflazione della Fed, la quale ha fissato, anche se in modo non ufficiale, una “comfort zone” ovvero una fascia di tolleranza 1-2% per il deflatore dei consumi o PCE core. Il PCE core, tuttavia, viene diffuso successivamente ai prezzi al consumo (CPI, Consumer Price Index) e quindi la reazione del mercato alla diffusione del deflatore è piuttosto ridotta, poiché raramente si presentano delle sorprese.

Infine, il Dipartimento del Lavoro ha dichiarato che il numero di persone che hanno presentato richiesta di sussidio di disoccupazione la scorsa settimana è aumentato in modo imprevisto. Nella settimana terminata il 21 maggio il dato, destagionalizzato, è salito a 424 mila unità rispetto alle 414 mila della settimana precedente (dato rivisto dalla precedente lettura di 409 mila). Il dato è peggiore delle attese degli analisti che si aspettavano una riduzione a 400 mila unità.

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