Draghi e Eba:controlli sulla banche

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Come abbiamo già detto in precedenza, il controllo centralizzato dell’Unione Europea ogni giorno si rafforza, nel mirino delle commissioni istituite ci sono i principali istituti di credito degli Stati membri, una sorta di lente di ingrandimento per verificare l’operato delle banche stesse.

Una esigenza sentita fortemente da tutti ma che la crisi che attualmente sta lasciando piano piano gli Stati Uniti ma non l’Europa, dove il livello di stagnazione economica che interessa tutta l’economia degli Stati membri va avanti da ben 24 mesi, un segnale chiaro e preciso del fatto che l’economia ha sue marce molto diverse.

Nel vecchio continente l’economia reale stenta a ritrovare in questo senso una spinta in termini positivi, per questo motivo è ancora presto per parlare di una uscita dalla fase di crisi attuale che stiamo vivendo, nel frattempo si muovono delle autorità che controllano l’operato delle banche.

Proprio in questo senso, l’Eba che è il diminutivo di autorità bancaria europea ha pubblicato un report che di fatto è una analisi approfondita dello stato di salute delle principali banche degli stati europei, in modo particolare parliamo di un totale di ben 64 banche dell’eurozona, dal rapporto in questione emergono luci e ombre.

Partiamo ora dagli elementi positivi che questo rapporto fa emergere, in primo luogo negli ultimi 18 mesi, gli istituti bancari oggetto dell’analisi fatta, hanno raccolto un totale di 80 miliardi di euro di capitale, nello stesso tempo hanno ridotto in maniera significativa quelle che erano le posizioni attualmente presenti degli istituti sulle attività ritenute maggiormente a rischio.

Il parametro che misura il coefficiente di patrimonializzazione delle banche  chiamato anche Core Tier 1, sottolinea come si sia rafforzato da un 10 % precedentemente valutato ad un attuale 11.7 %. Parliamo ora invece dei punti non positivi che gettano alcune ombre sulla effettiva capacità degli istituti di trasmettere una immagine di solidità per il futuro.

Quello che preoccupa in questa fase di transizione è l’altro parametro valutato come importante dall’Eba, parliamo dell’esposizione netta delle banche al debito sovrano, nel 2011 era al 9%, in questi ultimi mesi è arrivato al 9.3%, un parametro da tenere sicuramente monitorato che varia poi a seconda del paese analizzato.

 

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