Francia: Montebourg, Euro troppo forte e troppo tedesco

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Ed eccoci nuovamente in presenza di una guerra europea interna. Arnaud Montebourg, Ministro dell’industria in Francia, dichiara in una intervista a Le Parisien che la Banca Centrale Europea, molte volte incolpata di curare troppo gli interessi dei paesi periferici, in questo caso sarebbe responsabile di conservare un Euro troppo forte e soprattutto troppo tedesco. Secondo Montebourg la Bce dovrebbe svolgere il ruolo per cui è stata fondata, ossia fare gli interessi dei paesi più fragili o perlomeno rendere la moneta unica più “europea” rendendo più concorrenziali i prodotti “Made in Europe”.

La forza dell’Euro sicuramente è stata avvantaggiata dall’indebolimento del dollaro. Questo prevede un panorama roseo per i mercati mentre, al contrario, le economie europee non avranno alcun vantaggio dal punto di vista delle esportazioni e un irrisorio ritorno economico nazionale. Tutto questo nonostante i vari espedienti delle singole nazioni europee anche per recuperare dei debiti frequentemente fuori controllo.

Questi espedienti adottati dai singoli stati hanno potuto fare veramente molto poco per affrontare una disoccupazione media del 12%, che arrivano anche al 27% in Paesi come Spagna e Grecia. Grecia con una serie di problemi che paiono ormai insormontabili ed un Portogallo che ha rischiato una guerra civile per riuscire a rientrare nei canoni europei.

Un pensiero su “Francia: Montebourg, Euro troppo forte e troppo tedesco

  1. La “forza” dell’euro è dovuta infatti in gran parte alla mossa della FED che sta continuando con un’immissione di liquidità senza precedenti, quindi come giustamente detto ci troviamo più in una situazione di ultradebolezza di biglietto verde. Detto questo fino a quando i mandati delle due banche centrali BCE e FED saranno così diversi, continueranno ad esserci situazioni come questa con euro dollaro a 1,35 (nonostante il forte ribasso della settimana scorsa l’outlook di medio rimane 1,40) mentre il calcolo della teoria della parità dei poteri di acquisto, che valuta i tassi di cambio non dal punto di vista della domanda e offerta sui mercati finanziari, ma basandosi sui prezzi dei beni nei paesi di appartenenza, stima un valore completamente diverso, di circa 1,22.

    Complimenti per l’articolo

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