Inchiesta su Ubi Banca e Ubi Leasing

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Nei giorni scorsi il nome Ubi Banca e delle relative azioni è stato protagonista di articoli e servizi giornalistici dato che, in un’inchiesta nell’ambito di tale gruppo, sono stati chiamati nelle indagini due uomini ben inseriti nella finanza e dell’economia italiana: Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, e Giampiero Pesenti, Presidente di Italcementi.

La cautela è d’obbligo in questi casi. Le indagini sono aperte e devono fare il loro corso, con la presunzione di innocenza, principio fondamentale.

Ma cosa è successo? Per quale motivo questi due distinti signori dei salotti finanziari del nord-italia, sono sotto la lente?

Il 14 maggio le Fiamme Gialle hanno effettuato delle perquisizione negli uffici di alcuni manager di UBI Banca, quinto gruppo bancario italiano per numero di sportelli, nell’ambito di un’inchiesta per ostacolo alle funzioni di vigilanza. Nelle indagini, oltre a Bazoli e Pesenti, sono coinvolti dirigenti ed ex dirigenti del Gruppo, nonché dirigenti ed ex dirigenti di UBI Leasing, società controllata dal gruppo.

Sullo sfondo, ipotesi di reato di truffa e riciclaggio, con forti anomalie nelle modalità di comunicazione nell’indicazione dei vertici di UBI, risultato della fusione tra Banca Popolare di Bergamo e altre banche popolari. Secondo le accuse i vertici di UBI sarebbero stati determinati da un sistema di regole messo in campo senza la conoscenza da parte delle autorità di Vigilanza, da parte di due gruppi azionisti di UBI Banca, l’associazione Amici di UBI e l’associazione Banca Lombarda e Piemontese (presieduta appunto da Bazoli).

Per quanto riguarda il filone di UBI Leasing, in cui è chiamato in causa anche Pesenti, la magistratura ipotizza irregolarità gravi nell’acquisto-vendita di beni di lusso. I beni venivano ceduti in leasing a soggetti e, alle prime difficoltà di pagamento da parte loro, venivano ceduti ad un prezzo molto basso rispetto al valore di mercato, ad altre persone, molto vicine alla società finanziaria. Tra questi figura una imbarcazione ceduta a Lele Mora.

Le indagini faranno il loro corso. Non ha senso accusare prima di averne i risultati e le condanne definitive.

Certamente un po’ di fumo annebbia ancora la finanza italiana. Le nostre banche sembrano avere un grandissimo limite: una dipendenza da interessi personali ed interessi politici sempre molto forte.

Ed è coinvolto anche Bazoli, l’uomo ultraottantenne che detiene le redini di uno dei più grandi gruppi bancari italiani, che – non lo nego – mi affascina molto per il suo essere ancora forte e lucido nel pianificare azioni e nel decidere.

 

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