Interessanti i titoli di stato irlandesi

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Il Bel Paese è stato bocciato da Fitch che ha tagliato di un gradino, portando da A- a BBB+, il giudizio sull’affidabilità dell’Italia, “colpevole”, secondo l’agenzia di rating, di non essere ancora riuscita a darsi un nuovo governo stabile.

Ti devi preoccupare? No, non si tratta certo di una novità e la reazione di Fitch arriva, come già capitato in passato, con una discreta calma. Tanto è vero che né la Borsa, né i Cds hanno risentito dell’annuncio. I Cds italiani– i Credit default swap, sono una polizza contro il fallimento di uno Stato – sono rimasti inchiodati allo stesso livello che avevano prima dell’annuncio: circa 300.

L’outlook, cioè la prospettiva del rating nel medio/lungo termine, sull’affidabilità del Bel Paese rimane, però, negativo, nonostante il recente taglio. Significa che l’agenzia di rating sta valutando, in futuro, di tagliare ancora il giudizio sull’affidabilità italiana.

L’Italia arriva a 300. Cosa vuol dire? Subito spiegato: la probabilità che la Francia tagli del 30 % il rimborso dei suoi bond da qui a 10 anni è del 4 %, per l’Irlanda poco meno del 7 % e per l’Italia il 10 %. Ma, mentre un bond francese a 7 anni rende circa l’1 % netto annuo, quello irlandese ti darà quasi il 2 % netto annuo in più, tre volte tanto! Non solo i Cds “promuovono” Dublino, ma anche i suoi dati macroeconomici sono incoraggianti.

Il rapporto deficit/Pil è sceso dal 30,9 % del 2010 al 7,7 % del 2012 e l’obiettivo, raggiungibile, se il Paese mantiene questo passo, è farlo scendere al 2,9 % entro il 2015.  L’economia ha ripreso a crescere, soprattutto grazie all’export e alla favorevole tassazione per le imprese che continua ad attrarre investimenti. Oggi un titolo irlandese a 7 anni rende circa il 3 % netto annuo: circa lo 0,31 % netto in meno rispetto a un BTp, ma, il rischio, misurato dai Cds, è più basso.

Ben altra musica, invece, è quella che si sente nel resto dell’Europa. La Bce ha mantenuto i tassi fermi allo 0,75 %, ma ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil per i prossimi due anni. La ripresa economica si allontana: non inizierà più nella seconda parte di quest’anno, ma solo nel 2014.

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