L’ECONOMIC OUTLOOK N°89 – OCSE

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Secondo le più recenti prospettive economiche, pubblicate oggi dell’OCSE, la ripresa globale è saldamente in atto, ma a differenti velocità attraverso paesi e regioni. Storicamente l’alto tasso di disoccupazione rimane tra i lasciti più pesanti della crisi recentemente attraversata e ciò, da quanto si legge nel rapporto, dovrebbe stimolare i vari paesi a migliorare le politiche del mercato del lavoro per creare occupazione ed evitare che l’alto livello di disoccupazione diventi permanente.

Le prospettive per il Prodotto interno lordo (PIL) mondiale sono di un aumento del 4,2% per quest’anno e del 4,6% per il 2012. Mentre relativamente ai paesi aderenti all’OCSE si stima una crescita del 2,3% per quest’anno e del 2,8% per il 2012, in linea con le precedenti previsioni di novembre 2010. Negli Stati Uniti, si prospetta un aumento del 2,6% quest’anno e di un ulteriore 3,1% nel 2012. Nella zona euro la crescita sarà del 2% per i prossimi due anni, mentre in Giappone dovrebbe esserci una leggera contrazione dello 0,9% nel 2011 ed una successiva espansione del 2,2% nel 2012. In Italia le stime sulla crescita hanno avuto un ritocco al ribasso: +1,1% nel 2011, mentre è stato confermato il +1,6% per il 2012.

Il rapporto Ocse non manca di rimarcare la capacità del nostro paese di mantenere i conti pubblici sotto controllo con il deficit dimostratosi migliore delle attese nel 2010. La nostra nazione è chiamata a rispettare gli impegni, anche per quest´anno e il prossimo, puntando, oltre allo stretto controllo della spesa pubblica, anche su ulteriori miglioramenti nelle entrate fiscali. L´Ocse sottolinea come l´economia italiana abbia bisogno di trovare nuovo slancio con riforme volte a migliorare il potenziale dell´economia e così ridurre il peso del debito. Nel primo trimestre del 2011 il Pil dell´Italia è aumentato dello 0,1% sul trimestre precedente e dell´1% su base annua rallentando rispetto al ritmo di fine 2010. Sabato scorso è arrivato anche il taglio di outlook sull´Italia da stabile a negativo da parte di Standard & Poor´s che ha citato anche le prospettive di debole crescita economica.

A livello mondiale il recupero sta diventando autosufficiente e tra i driver principali della crescita economica, il commercio e gli investimenti stanno gradualmente sostituendo lo stimolo fiscale e monetario. Sempre l’OCSE dice che la fiducia è, in generale, in aumento e potrebbe fornire un ulteriore spinta all’attività del settore privato.

Ma permangono alcuni rischi, tra i quali: la possibilità di ulteriori aumenti nei prezzi del petrolio e delle materie prime, che potrebbero alimentare l’inflazione core; un rallentamento più forte del previsto in Cina; l’instabile situazione fiscale negli Stati Uniti e in Giappone; e la debolezza rinnovata dei mercati immobiliari in molti paesi OCSE. Rimane, inoltre, una vulnerabilità finanziaria nell’area euro, a dispetto di ingenti sforzi di adeguamento che sono in corso in alcuni paesi.

Secondo il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurría “questo è un momento delicato per l’economia globale, e la crisi non sarà finita fino a quando le nostre economie riusciranno, ancora una volta, a creare abbastanza posti di lavoro”. “C’è anche qualche preoccupazione sul fatto che se i rischi si rafforzassero reciprocamente, il loro impatto cumulativo potrebbe indebolire il recupero in modo significativo, probabilmente innescando stagflazione in alcune economie avanzate.”

La sfida principale tra i diversi paesi continua ad avere a che fare con la diffusa disoccupazione, che colpisce più di 50 milioni di persone nell’area OCSE. I governi devono garantire che i programmi di
formazione e i servizi per l’impiego corrispondano alla reale necessità. Essi dovrebbero anche riequilibrare la protezione dell’occupazione nei confronti di lavoratori temporanei; considerare di ridurre le tasse sul lavoro attraverso sussidi mirati per i lavori pagati di meno; e promuovere accordi di condivisione del lavoro che possono ridurre al minimo le perdite di occupazione durante i periodi più difficili.

Una più forte concorrenza nei settori del commercio al dettaglio e dei servizi professionali potrebbe anche portare a una maggiore creazione di posti di lavoro e dovrebbe essere considerata come parte integrante dei più ampi programmi di riforma strutturale nelle economie avanzate ed allo stesso modo in quelle emergenti, dice l’OCSE.

Nelle economie avanzate riforme strutturali possono giocare un ruolo fondamentale nel dare impulso alla crescita, dato che molti governi sono stati costretti a ridurre lo stimolo fiscale e monetario che avevano lanciato in reazione alla crisi.

Nelle economie emergenti, le riforme strutturali hanno il potenziale per la fabbricazione di crescita più sostenibile e solidale, contribuendo al riequilibrio globale e a migliorare i flussi di capitale a
lungo termine, dice  l’OCSE. Devono, inoltre, prestare particolare attenzione all’aumento del rischio di surriscaldamento delle pressioni inflazionistiche.

Infine i paesi devono anche fare progressi nel risanamento dei conti pubblici, che sono sempre più urgenti. Il debito pubblico è impostato a salire vicino al 96% del PIL medio nell’area dell’euro, quest’anno e appena superiore al 100% del PIL nell’OCSE nel suo complesso. Questo è di circa 30 punti percentuali di sopra del livello pre-crisi. “Elevati livelli di debito pubblico, che hanno dimostrato di aver avuto un impatto negativo sulla crescita, devono essere stabilizzati e quindi ridotti al più presto”, ha detto Gurría.

 

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