Mercati e finanza in bilico sul precipizio

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Nonostante la vittoria elettorale ampia, uno dei due rami del parlamento Usa resta ancora nella mani degli avversari di Obama. I due partiti devono, però, riuscire a trovare un accordo in tempi strettissimi. In caso di insuccesso, infatti, dal 1° gennaio 2013 entrerà in vigore automaticamente una combinazione di aumento delle tasse e tagli alla spesa da 600 miliardi di dollari (circa 470 miliardi di euro) che rischia di far sprofondare il Paese in recessione. Per questo le agenzie di rating Moody e Fitch poche ore dopo il risultato elettorale hanno lanciato l’allarme, minacciando di tagliare il giudizio sull’affidabilità degli Stati Uniti e spaventando le Borse. In Europa Nell’eurozona le vendite al dettaglio sono scese dello 0,2% mensile a settembre: un calo a prima vista modesto, ma superiore al -0,1% delle previsioni e sufficiente a portare il bilancio annuo a -0,8%. La Francia (+0,8% mensile, +3% annuo) e la Germania (+1,5% mensile, in pareggio su un anno fa) reggono bene; protagonista negativa è la Spagna. Madrid archivia settembre con un pesantissimo -7,3% mensile (-12,6% annuo) che getta nuove ombre sul futuro del Paese. Almeno sul fronte dei prezzi, non ci sono sorprese: i prezzi alla produzione dell’eurozona sono aumentati dello 0,2% mensile e del 2,7% annuo a settembre, in linea con le previsioni. Per l’Italia, c’è un’altra doccia fredda dalla produzione industriale: è scesa dell’1,5% mensile a settembre (più del previsto -1,4%) portando al 4,8% il calo rispetto a un anno fa. Non va meglio alla Gran Bretagna, dove la produzione industriale si ridimensiona dell’1,7% mensile (-0,6% i pronostici) e del 2,6% annuo; un mese fa, la flessione annua era dell’1%.

Ma Londra si consola con il commercio con l’estero: il saldo import-export britannico è ancora negativo, ma si ridimensiona da-10,1 a -8,5 miliardi di sterline nel 3° trimestre (il mercato si sarebbe accontentato -8,9 miliardi). In Svizzera, l’inflazione continua a non rappresentare un problema: il +0,1% mensile (meno del +0,3% previsto) lascia i prezzi più bassi rispetto a un anno fa. L’inflazione elvetica è a -0,2%, grazie alla “forza” della valuta che porta i prezzi dei beni importati a calare dell’1,2% annuo. Nei prossimi giorni ci saranno novità su prezzi, indice Zew e bilancia commerciale. La crisi è già più profonda, ma la situazione sembra poter peggiorare ancora.

Anche i Paesi forti, infatti, cominciano a tremare: la Germania, per esempio, a sorpresa ha visto la produzione industriale contrarsi dell’1,8% in un solo mese. La Banca centrale europea ha certificato il periodo difficile, preannunciando che dovrà rivedere al ribasso le stime sull’andamento economico. Con notizie di questo tipo e con una stagione dei risultati trimestrali che nel complesso continua a riservare poche sorprese positive, le Borse non possono far altro che ripiegare.

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