Risparmio gestito o trading fai da te ?

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Trading o non trading, scalping o non scalping, ovvero vale la pena di impiegare tempo, denaro e neuroni (o mal di testa) per cercare di far soldi in borsa?

La domanda può sembrare di quelle bibliche, ma la risposta è molto semplice anche perché, purtroppo, è obbligata. E non può che essere affermativa, poiché proprio in questi giorni è stato pubblicato il quattordicesimo rapporto annuale di Mediobanca sul risparmio italiano e per l’ennesima volta i fondi nazionali, soprattutto quelli azionari, ne escono con le ossa rotte.

Presentano guadagni nel periodo considerato, ma sono decisamente sottoperformanti rispetto agli indici di borsa, che gestiti non sono. I motivi per cui i gestori italiani non sono in grado di battere il mercato sono ormai arcinoti. Innanzitutto essi si affidano per le loro decisioni per lo più all’ analisi fondamentale, la quale è ottima per stabilire il valore complessivo di un’azienda nel caso la si voglia acquistare per intero, ma ha già dimostrato da decenni di funzionare davvero male quando si tratta di sfruttare le occasioni di guadagno che la borsa offre in tempi brevi. Altro aspetto negativo dei fondi italiani è l’ ancora eccessiva burocratizzazione della struttura di gestione: i singoli money managers possono anche essere bravi, ma poi devono rendere conto e sono vincolati nella loro operatività dal comitato di gestione, che a volte sta alla tempestività di mercato come il governo di Ferrer sta alle cure efficaci contro la peste nella Milano dei Promessi Sposi. Velocità, astuzia, intuizione, spirito di adattamento, tutte cose che risultano ancora troppo difficili alla macchina del risparmio gestito italiano. E le difficoltà inevitabili nel imparare la tecnica di trading o di scarpe in gran spiegano un altro fenomeno in forte crescita in Italia, quello delle trading room, perché in esse si può vedere, capire, imitare, ricevere sostegno e consigli dai master. Certo, è fondamentale che il master sia bravo, cioè che, oltre ad essere un bravo trader, sia anche un buon docente. Non è semplicissimo conciliare queste due qualità, però, se si ha la costanza di cercare, prima o poi si trova ciò che si cerca.

Dunque il nostro paese brulica di trader effettivi e potenziali, anche perché da noi il trading online costa davvero poco rispetto ad altri paesi.

Sicuramente prima o poi i broker la smetteranno di fare a gara a chi fa pagare meno commissioni e, probabilmente, arriveranno le loro tabelle all’insù. Tuttavia sarà ben difficile stravolgere totalmente la convenienza di quest’attività, pena distruggere un mercato che da solo arriva a produrre quasi un terzo degli eseguiti di borsa. Ecco dunque che non è difficile prevedere un futuro in espansione per il trading e per lo scalping. Il nodo cruciale, la chiave di volta per conquistare questo mercato rimarranno sempre le commissioni, dal momento che ormai le piattaforme sono mediamente arrivate tutte a livelli molto elevati (e presentano tutte più o meno le stesse magagne). E la formazione? Interessante, ma non basta. Proprio come non si impara ad andare in bicicletta assistendo ad una lezione teorica, non si può imparare a fare trading dopo uno o due giorni di aula. Perché poi sul mercato vero è un’altra cosa. Perché poi con i soldi veri è un’altra cosa. Nel mondo del trading on-line la formazione è decisamente passata di moda: inizia l’epoca del tutoring, ovvero dell’affiancamento, della presenza o del contatto con il docente finché si è sicuri che il nuovo trader è in grado di cavarsela da solo.

Solo così la macchina può funzionare, ma ciò richiede docenti bravi e di questi, purtroppo, ce n’è molto ma molto meno che di gestori.

2 pensieri su “Risparmio gestito o trading fai da te ?

  1. La cosa migliore, secondo il mio modesto parere, se non si dispone di molto tempo, è meglio avvalersi di un ottimo trading room. Così facendo, si ottiene anche la possibilità di imparare dagli altri, che sono senz’altro più esperti……..

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