Tassi d’interesse: quali sono i retroscena alle recenti decisioni di politica monetaria

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Le decisioni che le banche centrali dei diversi Stati prendono in termini di politica monetaria hanno un’influenza diretta sui mercati di trading ed in particolare su quello valutario (Forex).

I timori di un’inflazione in continua crescita sono attualmente sostituiti da una stagnazione economica che caratterizza il Nord America, l’Europa e anche alcune parti dell’Asia. Al fine di comprendere le decisioni di politica monetaria che vengono prese in tale contesto, prendiamo in considerazione le economie di 5 diverse aree economiche dove nelle ultime settimane sono stati annunciati i tassi d’interesse.

L’economia dell’Australia, andata principalmente sull’esportazione di materie prime, ha visto una nuova ripresa grazie all’ultimo dato del PIL che si è rivelato migliore delle aspettative e ha infuso nuova fiducia negli investitori; il PIL è infatti salito dell’1.2% nel secondo trimestre mentre aveva registrato un -0.9% nel primo a causa delle inondazioni che avevano colpito il paese.

In tendenza contraria invece il tasso di disoccupazione che è salito al 5.3% in agosto dal 5.1% di luglio, diffondendo uno stato di pessimismo tra i consumatori; l’indice di fiducia dei consumatori australiano (Consumer Confidence) è infatti sceso sotto il livello 100 per la prima volta in due anni, toccando quota 97 in agosto.

La Reserve Bank australiana (RBA) ha mantenuto i tassi d’interesse stabili a 4.75% come previsto. Il governatore della RBA Glenn Stevens ha commentato: “Ci sono diversi ostacoli sia in Europa che negli Stati Uniti che fungono da catalizzatore per una rinnovata tensione nei mercati finanziari”.

Il PIL nel Regno Unito è cresciuto dello 0.2% nel secondo trimestre, partendo da uno 0.5% del primo trimestre che, secondo l’Office for National Statistics (ufficio statistico nazionale), è stato influenzato da fattori esterni che hanno contribuito al rallentamento della crescita economica, come per esempio il blocco della catena di distribuzione causato dallo tsunami.

Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito ha raggiunto il 7.9% nel secondo trimestre rispetto al 7.7% di quello precedente. Secondo la ricerca sociologica GfK NOP la fiducia dei consumatori è crollata ad un -31 in agosto da il -30 di luglio.

La Bank of England ha confermato i tassi d’interesse allo 0.5% come previsto dagli analisti. “I rischi provenineti dall’euro zona possono potenzialmente avere un impatto molto significativo sullo stato dell’economia britannica” ha dichiarato il governatore della Bank of England Mervyl King in agosto.

Il PIL del Canada ha perso terreno nel secondo trimestre rispetto al primo, registrando un -0.1% che rappresenta la prima contrazione negli ultimi due anni. L’export è calato del 2.1% e anche le spedizioni energetiche hanno perso il 6.7%. Per quanto riguarda il mese di luglio il tasso di disoccupazione è in Canada a quota 7.2%, in discesa dal 7.4% di giugno. Secondo i dati del Conference Board of Canada’s Index (organizzazione che studia i trend economici), la fiducia dei consumatori è scesa di 6.6 punti percentuali in agosto per raggiungere quota 74.7, la più bassa degli ultimi due anni.

La Banca centrale canadese (Bannk of Canada) ha scelto di mantenere i tassi d’interesse invariati all’1%; la strategia di politica monetaria recita: “Nella prospettiva di un’economia mondiale in fase di rallentamento e un’incertezza finanziaria sempre più marcata, il bisogno di ricevere stimoli da parte delle politiche monetarie va diminuendo”.

Il PIL del Giappone vede un calo dello 0.3% nel secondo trimestre che si rivela inferiore alle aspettative – terzo trimestre in perdita consecutivo. La forza della valuta nipponica (Yen) continua ad ostacolare le esportazioni di tutti i prodotti più importanti nonché la ripresa dal tragico terremoto di marzo.

Il tasso di disoccupazione in Giappone è salito al 4.7% in luglio dal 4.6% del mese precedente. L’indice della fiducia dei consumatori giapponese ha raggiunto in luglio quota 37.7 dal 36.2 di giugno, dopo aver subito un pesante crollo a causa del terremoto.

La direzione della Bank of Japan ha mantenuto i propri tassi d’interesse tra lo 0% e lo 0.1% cercando di trasmettere ottimismo attrverso il documento di politica monetaria che riporta le seguenti parole: “La ripresa economica giapponese segue un ritmo costante e la maggior parte dei problemi relativi alla catena di distribuzione causati dal terremoto sono ora stati risolti.”

L’Eurostat ha comunicato un aumento del PIL dell’euro zona dello 0.2% nel secondo trimestre rispetto a quello del primo trimestre che aveva registrato un +0.8%. Il PIL della Germania è cresciuto solamente dello 0.1%, quello della Francia ha segnato un record negativo dello 0%, mentre Spagna e Italia hanno registrato rispettivamente un rialzo dello 0.2% e dello 0.3%.

Il tasso di disoccupazione nell’euro zona è al momento al livello del 10% con una media dei tassi nei vari Paesi dal più basso in Austria (3.7%) al più alto in Spagna (21.2%). Nel frattempo, secondo le ricerche della commissione europea per l’indice del sentiment economico, la fiducia dei consimatori nell’euro zona è calata fino a 98.3 nel mese di luglio rispetto al 103 di guigno. La Germania in particolare, che rappresenta l’economia più grande d’Europa, ha registrato la perdita maggiore da 112.7 a 107.

Non c’è dubbio su quale siastata la decisione relativa ai tassi d’interesse che ha creato le maggiori aspettative nel corso delle ultime settimane. Prima dell’annuncio, gli analisti economici hanno speculato sulla possibilità che la BCE (Banca Centrale Europea) prendesse in considerazione una riduzione dei tassi d’interesse per cercare di promuovere la crescita economica. Ciò non si è verificato.

Mantenendo i tassi d’interesse a 1.5% il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha dichiarato: “Al momento l’economia globale e quella dell’euro zona sono circondate da un grado massimo d’incertezza”, e inoltre “prevediamo una crescita moderata per la zona euro, caratterizzata da un’instabilità particolarmente elevata e da nuovi rischi.”

Il calendario economico di Bloomberg offre un’ottima fonte d’informazione in merito a tutti gli indicatori macroeconomici in uscita http://www.bloomberg.com/markets/economic-calendar/

 

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