Trimestrale 2014 e piano industriale di Fiat

.

Per una volta non parlo di banche, ma di FIAT, l’azienda automobilistica italiana che ora fa parte del grande gruppo industriale Fiat Chrysler Automobilies (FCA), i cui confini ormai spaziano in tutto il mondo con investimenti internazionali ingenti e il timore, per gli stabilimenti italiani, di possibili riduzioni di produttività con trasferimento della stessa fuori dalla nostra penisola.

Ma quali sono i piani di FIAT per il prossimo futuro?

Agli inizi di maggio Marchionne, Amministratore Delegato, ha presentato a Detroit il Piano Industriale per il 2014-2018, il nono da quando lui è alla guida di Fiat, ma il primo targato Fiat e Chrysler.

Il manager italo-canadese ha parlato ad una folta platea di analisti finanziari ed investitori, presentando un grande gruppo industriale globale e sottolineando la necessità di una integrazione culturale, oltre che societaria, al suo interno.

Gli obiettivi per i prossimi anni sono l’aumento delle vendite a quasi 7 milioni di unità nel 2018 (rispetto ai 4,4 milioni nel 2013), con 1,9 milioni per i marchi Fiat e Jeep, 1,2 milioni per i veicoli commerciali e 1,4 per Chrysler e Dodge. Su Alfa Romeo su punterà a 400.000 auto, traguardo che si cercherà di raggiungere anche attraverso il lancio di 8 nuovi modelli tra il 2015 e il 2018 e con 5 miliardi di investimenti.

Il marchio Fiat invece continuerà ad avere una duplice anima: punterà alla clientela premium, per esempio con la 500, e alla clientela maggiormente popolare con auto funzionali, come la Panda.

Ci sarà una forte revisione dei modelli con il lancio di nuove auto, non solo Alfa, ma anche la 500X, una berlina compatta, una coupè… l’elenco è vasto. Oltre ai marchi italiani, si punterà su Jeep, su Chrysler, nonché sul segmento delle auto di lusso, Maserati e Ferrari. Quest’ultima, non sarà in vendita, nonostante le ampie potenzialità del marchio e il grande valore che deriverebbe da una sua cessione.

L’ambizioso piano industriale (che prevede 55 miliardi di investimenti cumulati entro il 2018) presentato non ha però convinto i mercati finanziari.

Il giorno 7 maggio, infatti, il titolo Fiat ha sperimentato un forte crollo, chiudendo in perdite dell’11,69% e bruciando 1,24 miliardi in capitalizzazione. Il calo è proseguito anche nelle settimane successive.

Sulla profittabilità del titolo Fiat pesano i risultati del I trimestre del 2014, chiuso con una perdita netta di 319 miliardi di euro su cui pesano l’accordo con Uaw siglato da Chrysler e una forte svalutazione di una partecipazione.

Su FIAT, secondo gli analisti, mancano inoltre opportunità per speculare, come ad esempio l’annuncio della vendita di Ferrari, e non sono stati previsti dividendi nel periodo del piano (che prevede anche una generazione di cassa nulla fino al 2016 a causa degli investimenti previsti).

Il titolo FIAT è sempre un titolo da tenere d’occhio. La sua performance nei prossimi mesi ed anni dipenderà dalla capacità di raggiungere i target previsti dal piano, obiettivo non scontato vista anche la congiuntura macroeconomica in cui stanno vivendo l’Italia (un mercato comunque importante per Fiat) e altri Paesi europei. La concorrenza con altri marchi poi, soprattutto tedeschi, è sempre forte da combattere.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi